Ci vuole la laurea in ingegneria per capire come funziona!

Quante volte sara' capitato ad ognuno di noi di tentare, invano, di utilizzare qualcuno dei folli marchingegni che ci circondano ogni giorno.

Lavastoviglie che fanno il bucato, frigoriferi che fanno la spesa via Internet, cucine a gas che inventano ricette al posto nostro ... che cosa ci siamo detti l'ultima volta che siamo riusciti a bruciare la cena messa a cuocere in forno? O quando abbiamo fatto bollire in lavatrice quel bel maglione al quale la nostra dolce meta' teneva tanto? "...se e' successo e' colpa mia..." ovvero: Quando non si riesce ad usare un oggetto oppure si ottiene un effetto negativo/imprevisto in relazione all'uso di un oggetto/strumento di chi é la colpa?

La psicologia degli oggetti quotidiani

Il rapporto tra individuo ed oggetti di uso comune comporta cause ed effetti. Perche' bisogna sempre prendersela con la propria "inettitudine" quando l' interazione con questi ultimi produce degli errori?

Ad esempio: Non e' mai capitato a nessuno di voi di lamentarsi dell'astrusita' di certi congegni elettronici? Esistono in commercio delle apparecchiature di cui non si riesce a comprendere l'utilizzo nemmeno quando se ne leggono le istruzioni allegate. Questo problema non e' tanto legato a malfunzionamenti insiti nell'apparecchiatura stessa, ma bensi' alla particolare posizione dei comandi di cui e' composta, oppure alle fuorvianti indicazioni fornite dai simboli posti sui comandi stessi.

Proviamo a pensare a quegli apparecchi in cui un solo pulsante svolge piu' funzioni. Quanto tempo ci vuole per imparare ad usarli bene? Tutto cio' perche' - purtroppo e fin troppo spesso - gli oggetti di uso comune sono viziati dalla piaga del cattivo design?.

Inviti e compatibilità

E qui il discorso si complica! Come abbiamo appena detto, esistono degli oggetti, tra quelli che utilizziamo quotidianamente, che invece di aiutarci nello svolgimento di compiti pesanti, noiosi o ripetitivi, ci rendono piu' difficile il tutto costringendoci a districarci nel bel mezzo della pletora di messaggi contraddittori o confusionali che questi stessi oggetti ci lanciano. Mi spiego meglio: Prendiamo ad esempio un forno a microonde che e' fornito di tre pulsanti e che ci consente di:
- Scongelare i cibi
-Cuocerli con il grill
- Scaldarli tramite le microonde
- Impostare le temperature di utilizzo
- Impostare il tempo di cottura/scongelamento -Impostare un "regime automatico" di cottura ad hoc per specifiche ricette.

Un oggetto del genere lancia, attraverso la sua apparente facilita' di utilizzo un invito (solo tre pulsanti per fare tutto!), contraddetto dalla mole di "prestazioni" che offre. Tale messaggio e' fuorviante e foriero di potenziali fraintendimenti.

Innanzitutto: Come diavolo faccio a decidere che pulsanti (o sequenza di panti) dovro' premere per ottenere ogni singola "prestazione"? Poi, Come faro' a capire che cosa sta' facendo il mio forno nel caso in cui non mi ricordassi piu' esattamente che pulsanti ho premuto?

Ecco allora che si crea una incompatibilita' tra l'invito fattomi dal mio forno (premi uno di questi tre pulsanti per ottenere il risultato X) e la sequenza di azioni che dovro' compiere per ottenere il risultato stesso (per cuocere devo premere i pulsanti 1 e 3, per scongelare 3 e 2, per usare il grill 1 premuto due volte e 3 premuto una volta e via dicendo).

Parliamo quindi di compatibilita' tra invito e risultato ottenuto nel momento in cui il nostro forno cuocera' i cibi dopo che avremo premuto il pulsante adeguato, chiaramente indicato ed adeguatamente evidenziato sul forno stesso.

Modelli concettuali

La relazione tra il funzionamento di un oggetto nella nostra mente e il suo vero? funzionamento. Ovvero: Come mi figuro debba funzionare questo oggetto. Introduco qui il discorso di errore legato ad un modello concettuale? non corretto, (l'errore é legato all'oggetto stesso che, a causa di un difetto? di progettazione, invita alla formazione di un cattivo modello concettuale).

Principi di design per la complessità e la usabilità

Riprendiamo qui - per un momento - l'esempio del gia' citato forno a microonde. Abbiamo visto come un design poco ergonomico possa diventare un vero e proprio ostacolo nell'uso di un'oggetto, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che ventimila sono gli oggetti quotidiani dai quali é circondato un individuo nel corso di un giorno qualsiasi, e dei quali deve ricordare l'uso.
Come fare, quindi, per potersi districare in questa che e' ai giorni nostri diventata una vera e propria giungla tecnologica?
Una soluzione che dovesse radicalmente risolvere il problema non riguarderebbe in alcun modo l'utente finale, ma bensi' il progettista dell'oggetto stesso che dovrebbe:

- Fornire un buon modello concettuale che permettesse al costruttore di produrre un oggetto ergonomicamente corretto che, di primo acchito desse a chi lo utilizzera' la possibilita' di comprenderne, a grandi linee, le funzioni e le modalita' di utilizzo.
- Rendere visibili le cose: il progettista dovrebbe affrontare lo scoglio della creazione di un nuovo oggetto con l'occhio del designer. Non piu' quindi limitandosi a fornire il progetto di un forno a microonde che cucini da solo in qualche modo ma, fornendo anche a questo forno un interfaccia che sia il piu' possibile intuitiva e di semplice utilizzo. Ogni singolo comando dovrebbe quindi venir collocato sul mio forno seguendo una logica ben precisa che e' la stessa per tutti gli esseri umani, progettista compreso ...
- Il principio del Mapping
A questo punto del discorso il nostro progettista dovrebbe fare appello al suddetto principio che si basa sulla relazione tra un comando, il suo azionamento e i risultati che ne derivano nel mondo esterno.Tale principio, prettamente psicologico, trae la propria origine dal fatto che ogni persona percepisce istintivamente le correlazioni tra un comando e il risultato che produce a patto che, dato comando sia facilmente accessibile (e non nascosto in chissa' quale recesso) e debitamente segnalato tramite un simbolo comprensibile.
- Pietà per il povero progettista
Finora ho elencato la "lista" dei doveri del "buon progettista" accusandolo di fatto di essere la principale causa di tutti i malfunzionamenti del mondo. Ma il nostro simpatico amico non e' una specie di Dottor Moreau che si diverte a creare mostri incontrollabili; nel suo iter lavorativo entrano in conflitto tra loro le esigenze del produttore, del venditore e del consumatore. Il progettista può accontentare tutti?
A volte si'. Basta infatti pensare all'esempio del comune floppy disk: un supporto leggerissimo, compatto, ergonomicamente costruito (non c'e' possibilita' di sbagliare nell'inserirlo bel drive) in cui gli elementi stessi che lo costuiscono - involucro di plastica e copertura slittante del lato di lettura in metallo - suggeriscono a prima vista all'utente la corretta prassi d'uso dell'oggetto.
Il floppy di per se' stesso accontenta - per i motivi di cui sopra - le esigenze di trasportabilita', di sicurezza nella salvaguardia dei dati, di semplicita' d'uso e di economicita' dell'utente finale. Accontenta altresi' anche il produttore che con costi minimi puo' fabbricare grandi quantita' di un ogetto estremamente "commerciabile"e, a monte il progettista che ha fatto un'ottimo lavoro...

Il paradosso della tecnologia

Il progresso tecnologico dovrebbe rendere più facile la vita, in realtà la complica fornendoci nuovi oggetti sempre più difficili da utilizzare.
Ecco perche' diventa indispensabile che fino dalla fase di progettazione gli oggetti che utilizziamo quotidianamente siano stati "razionalizzati", sottoposti cioe' ad un attento esame obbiettivo basato sui parametri di cui ho fornito una sintetica panoramica qui sopra.
D'altro canto non é l'uomo che deve essere strutturato e costruito intorno ai modelli concettuali dell'uomo, e' l'oggetto che deve rispecchiare i l piu' possibile in se' tali modelli.
Abbiamo assistito ad una prima "umanizzazione" delle interfacce tra oggetti e persone con l'avvento dei calcolatori elettronici dotati di sistemi operativi orientati agli oggetti.
In luogo della classica "riga di comando", tramite la quale l'utente impartisce istruzioni alla macchina utilizzando comandi scritti, spesso in linguaggio astruso e poco flessibile, ora l'uomo dialoga con la macchina puntando un apposito cursore su delle rappresentazioni grafiche dei programmi da utilizzare.
Siccome il progresso tecnologico ha finito per fornire dei "cuori" intelligenti ai piu'disparati oggetti, presto anche le massaie che mai si sarebbero sognate di "smanettare" con un computer, si sono viste costrette ad impartire istruzioni agli elettrodomestici tramite rudimentali tastiere, accelerando un processo di "impoverimento" dell'ambito informatico causato dalla crescente ostilita' dei "non appassionati" costretti, come la massaia di cui sopra, ad avere a che fare con una macchina "informatizzata" che non riescono a governare.
Tale ostilita', lo ribadisco, e' creata dallo scarsissimo studio che viene fatto su di un nuovo progetto sia dal punto di vista dell'ergonomia di utilizzo, che della corretta applicazione dei modelli concettuali. Tali studi vengono sovente accantonati dal produttore in quanto si tratta di processi lunghi e costosi.

Il buon design non teme il progresso.

Ovvero perche' preferiamo possedere cio' che ci piace piuttosto che cio' che la pubblicita' tenta di "propinarci".
Alla luce di quanto detto finora non e' un caso se il mercato mondiale ha cominciato a subire un riflusso in quelle aree che hanno a che vedere con le tecnologie informatiche e con l'informatizzazione degli oggetti di uso quotidiano. In effetti i processi di "dumping" che hanno consentito a produttori poco scrupolosi di immetere sul mercato valanghe di manufatti mutuati dalle tecnologie di punta, hanno creato un rifiuto totale del consumatore nei confronti di quei beni che:

1) Sono spesso mal progettati, mal assemblati e malfunzionanti.
2) Nel caso in cui la qualita' del prodotto sia indiscutibile, questoe'spesso viziato dal "mal caduco"del cattivo design che lo rende difficile da utilizzare, difficile da gestire e, in taluni casi perfino pericoloso.
Citando ( e parafrasando) una nota pubblicita': "La potenza e' nulla senza controllo". A che pro allora possedere elettrodomestici in grado di fare qualsiasi cosa senza necessita' dell'intervento umano se poi non si riesce ad utilizzarli e a sfruttarne appieno le caratteristiche?

In tal senso il ritorno in massa dei consumatori verso "cio' che funziona", in atto da qualche anno, e' palese e perfettamente comprensibile.
Anche le tecnologie di punta stanno iniziando a subire tale recesso. Coloro che per passione o per necessita' debbono usufruire di servigi di quei costosissimi "giocattoli" che sono i computers, hanno preso ad evitare di lanciarsi sulle ultime novita' proposte dal mercato per concentrarsi su pochi prodotti gia' testati e riconosciuti come affidabili.
Ultimamente poi (parlo di un lasso di tempo variabile di 5 - 10 anni), c'e' stato un vero e proprio "boom" dell'archeologia informatica nel quale non conta piu' la "novita'" ma ben al contrario, sono criteri imprescindibili la qualita', l'affidabilita', la facilita' di utilizzo.
Pensate ai colleghi "Amighisti" che si tengono stretti i loro computers malgrado tutto e tutti.

Il Newton MessagePad ben si colloca all'interno di questa schiera, sempre piu' invocata e ricercata, di oggetti che, pur non essendo piu' all'avanguardia -tecnologicamente parlando- forniscono a chi li usa cio' che realmente conta: un rapporto equilibrato tra uomo e macchina, una grande facilita' di utilizzo, una notevole flessibilita' e soprattutto, un'interfaccia "a misura d'uomo" che viene incontro alle esigenze della persona e le consente di sbrigare velocemente i compiti onerosi, senza per questo richiedere al malcapitato di passare sotto le forche caudine di una continua ricerca volta a capire come far funzionare la macchina.

In un prossimo articolo,parlero' in modo piu' approfondito e specifico di questo gioiello di ingegnerizzazione informatica che e' il Newton Os, progettatto NON gia' espressamente per il Newton ma in vista dell' integrazione all'interno di un comune elettodomestico. Per questo motivo possiamo parlare di un complesso e articolato progetto Newton di cui l'esempio eMate, che forniva ad Apple un trampolino di lancio nel mercato "educational", mentre il MessagePad puntava al "consumer", sono solo la punta di un iceberg che si e' sciolto anzitempo.
Ma di questo parlero' nella prossima "puntata"...


Liberamente ispirato al libro di Donald Norman
'La Caffettiera del Masochista - Psicopatologia degli oggetti quotidiani"