Copertina Disagio piccola Il disagio tecnologico.
Autore : Alan Cooper.
Collana : Cultura digitale.
Casa editrice :
Apogeo.
Data di pubblicazione : Dicembre 1999.
Pagine : 300.
ISBN : 88-7303-605-8.
Prezzo : 39000 lire (20,14 Euro).

Eccoci, di nuovo, a parlare di libri.
Questa volta vorrei iniziare la nostra chiacchierata con una domanda: acquistereste mai un libro che si intitola: "I matti stanno gestendo il manicomio"? Forse no, ma questa è proprio la traduzione letterale di "The inmates are running the Asylum", il titolo inglese del volume che ho deciso di proporvi. E, a mio modesto parere, il titolo rende perfettamente lo spirito che anima tutta l'opera; il mondo dell'informatica di oggi sembra proprio essere stato consegnato, legato mani e piedi, ad una congrega di pazzi.
Interessante è sapere chi è l'autore del volume e cioè Alan Cooper, il fondatore del CID (Cooper Interaction Design), e padre di quel Visual Basic a cui vanno attribuite parti delle fortune della Microsoft... Vincitore di innumerevoli premi, Cooper si è dedicato alla creazione di software ed applicazioni che rispecchiassero esattamente il modo in cui gli esseri umani agiscono e lavorano.
Qualcosa che la moderna industria informatica del software (ed in qualche misura anche quella dell'hardware) sembra avere dimenticata!
Per un momento dimentichiamo di avere a che fare con la persona che ha realizzato uno degli strumenti più potenti e diffusi nel mondo Microsoft; limitiamoci a gironzolare per il volume che ha scritto e cerchiamo di comprendere il messaggio che l'autore ci suggerisce, scoprendo che il libro ha avuto la sua genesi durante un viaggio in Toscana... Che l'aria del nostro paese sia un vero e proprio 'toccasana' per i personaggi più creativi? 8)

Fondamentalmente Cooper ci avverte di una cosa: il computer sta' *invadendo* ogni campo dell'esistenza umana; ho detto *esistenza* e non *lavoro*, si badi bene! Oggi i computer si sono nascosti, subdolamente, anche in luoghi dove mai ci saremmo aspettati di trovarli. Prendete le moderne macchine fotografiche, le sveglie di questi ultimi anni, i telefoni e mille altri oggetti che fino a poco tempo fa erano solo macchine fotografiche, orologi, telefoni. Oggi sono computer, carichi di funzioni, tecnicamente avanzatissimi, messi nelle mani di persone che comprendono ben poco di tutta questa tecnologia... Meglio, il problema non sta' nelle capacità degli utenti di sfruttare le capacità dei nuovi oggetti, quanto nella bontà della loro progettazione, nella perfetta integrazione del sistema computerizzato con l'oggetto, nel grado di perfezione raggiunto dall'interfaccia che è stata implementata nello stesso oggetto.

Cosa si ottiene incrociando un computer con un aereo? E con una una macchina fotografica, una sveglia, banca? Sempre e solo un computer.
E l'autore ci porta per mano, attraverso tutto il volume, dimostrandoci con esempi tratti dalla sua esperienza di lavoro, quanto questi matrimoni possano rivelarsi frustranti e critici non soltanto per il pubblico degli utilizzatori ma, nello stesso tempo, anche per chi sviluppa e costruisce sistemi computerizzati.
Incredibilmente divertente la disavventura dell'autore con una Nikon CoolPix900! Ma la storia della macchina fotografica (e tutti i successivi episodi che l'autore dosa sapientemente per tutto il libro) servono efficacemente a farci comprendere quanto il moderno software sia "incrostato" di funzioni inutili, rappresenti una insana mutazione di un progetto originario, perso di vista dagli stessi suoi creatori molto, molto tempo fa.

Cooper lo definisce "L'orso ballerino". Come un orso sgraziato che balla, il software moderno è pesante, avido di risorse, spesso instabile; eppure riesce a stare in piedi. E la gente non si sorprende della sua abilità di ballare, ma del fatto stesso che balli!
E l'autore non si lascia tentare dai luoghi comuni; avrebbe potuto riempire il suo libro con una dotta disquisizione sui problemi e sulle magagne che affliggono i moderni programmi, quelli che anche noi utilizziamo ogni giorno.
Preferisce invece analizzare con spietata freddezza i grandi errori che caratterizzano il software sviluppato oggi, iniziando dalla gestione delle interfacce.
Quali sono i grandi errori dei programmi di oggi (e, sottintende, quali sono i grandi errori dei programmatori di oggi...)? Perché il software dimentica? Perché il software è pigro nei confronti dell'utente? Perché è rigido, avaro di informazioni?
Giocando in casa l'autore ci spiega quali siano i problemi che minano il mondo dell'alta tecnologia *dall'interno*, i motivi che hanno portato prodotti di qualità decisamente inferiore ad essere considerati degli standard "de facto", mentre altri prodotti, ben più interessanti e dotati di superiori caratteristiche sono finiti per scomparire...

Qui termina, idealmente, la prima parte dell'opera.
Il resto del volume viene utilizzato da Cooper per dimostrare al suo lettore quali possano essere i metodi di approccio più adatti per la risoluzione dei nostri problemi.
La progettazione di un sistema d'interfaccia per l'entertainment sugli aerei di linea, di un programma per la costruzione di siti Web (su piattaforma Windows, purtroppo), l'ingenierizzazione di un nuovo scanner economico, servono all'autore per dimostrarci la validità delle sue teorie e dei suoi metodi, come ad esempio la creazione di un certo numero di utenti "tipo" del tutto artificiali, ma capaci di "guidare" i programmatori prima e gli specialisti della vendita, che possono essere utilizzati come modelli per la realizzazione dei prodotti. Ad un certo punto riesce pure a criticare pesantemente il comportamento assolutamente schizofrenico della Microsoft nella gestione dei progetti software! (e la Apple per la gestione della propria interfaccia...)

Ma Cooper ha scoperto qualcosa di molto importante: stiamo passando dall'interfaccia tra l'utente ed il computer all'interazione fra utente e computer. Sembra una cosa così semplice... Eppure questo passaggio sta' segnando una svolta fondamentale nella nostra vita, mentre questa interazione si fa sempre più sottile, profonda e critica per il nostro equilibrio mentale e la nostra sopravvivenza.
L'autore ha compreso questo passaggio interfaccia/interazione forse meglio di chiunque altro ed è risuscito a tradurre la sua esperienza nel design in un libro chiaro ed esaustivo per qualsiasi lettore.

E' importante vedere un progettista del software, un professionista che si occupa di insegnare alle varie aziende high-tech metodologie e percorsi ottimali per raggiungere il successo nella realizzazione dei loro prodotti, scagliarsi contro il potere stabilito delle grandi software house. Che siate programmatori oppure semplici utenti la lettura di questo libro può insegnarvi/insegnarci qualcosa: bisogna spingere le grandi case produttrici di software a considerare i *reali* bisogni dei propri utenti, prima degli aspetti economici del suo sviluppo. Scrivere applicazioni a misura d'uomo, interfacce capaci di integrarsi sempre più profondamente con gli utenti, soluzioni che ci permettano di lavorare e di vivere meglio è possibile. Dobbiamo chiederle a gran voce. Dobbiamo cercare di strappare le chiavi del manicomio ai pazzi che le hanno rubate. Magari approfittando del nuovo potere che movimenti quali l'Open Source forniscono a tutti noi.
Il volume è godibilissimo, in alcuni momenti riesce a strappare persino una risata e, una volta finito, possiamo dire di essere maturati nella nostra comprensione di un mondo e di un mercato di cui ancora conosciamo pochissimo e che rappresenta la fonte primaria delle nostre frustrazioni (o quasi) di utenti informatici. Ve lo consiglio caldamente, anche se il costo non è dei più abbordabili per un opera di questo tipo...

Buona lettura! 8)

Bao.


 


- 24/03/00