VENEZIA,
i MAYA
e APPLE.
Come trasformare una gita
in un momento di sano
Mac-evangelismo.

Niente di meglio, in una gita pasquale a Venezia, che andarsi a godere la mostra sui Maya a Palazzo Grassi.
La mostra è stupenda, unica sicuramente nel suo genere per l'importanza dei reperti e per la completezza, e vale sicuramente una giornata nell'affollato capoluogo veneto.

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Dopo tutto l'avvincente itinerario, segnato dalle sale ben organizzate sui due piani della mostra, ci si imbatte in un un'indicazione che seppur non molto evidente attira subito l'occhio attento di qualsiasi Mac-lover. Che la mostra annoveri Apple tra gli sponsor è cosa risaputa, ma quando ci si va solo per vedere la mostra, e dopo tanti reperti affascinanti che portano la mente lontana nel tempo, di sicuro ad Apple almeno lì non ci si pensa, però...
Il cartello, oltre che ad attirare per il logo Apple, strapperebbe un sorriso a qualsiasi utente Macintosh per il modo con cui è scritto, con un insolito spazio tra la "i" e "Mac".
Inevitabile la visita nella direzione indicata, che porta in una saletta dove tre iMac prima generazione dimostrano a ritmo serrato il CD-Rom della mostra, realizzato ovviamente con QuickTime VR. La qualità delle immagini non mi ha sconvolto, più per motivi estetici che tecnici, e si poteva a mio avviso migliorare la qualità delle mmagini statiche riprodotte.

La gente è molto incuriosita, qualcuno afferra il piccolo mouse ed esplora il CD-Rom, prima con mano tremante, ma bastano pochi minuti per acquistare tutta la sicurezza del caso (e del computer).
Dopo un po' il commento è inevitabile: "bello questo computer, ma chissà quanto costerà...", e subito il Mac-evangelista che è in me si scatena con un "pochissimo!! molto meno di due milioni", e da quel momento il dialogo è tutto su caratteristiche, processore, ram, monitor etc etc.

Mi sposto subito nella saletta immediatamente dopo dove scopro un solitario iMac, quasi in ombra, stranamente inattivo. Mi ci siedo subito davanti, anche per riposare le gambe (l'età...) dopo tutti i kilometri a piedi di Venezia prima e della mostra poi, e comincio a giocattolarci: il CD-Rom della mostra è carino, ma non mi entusiasma più di tanto perciò chiudo l'applicazione e comincio a giracchiare sulla scrivania.
Controllo subito se l'iMac è in rete, ma non lo è quindi metto via tutte le idee di farmi un giro anche in un'eventuale Internet, ed anche la configurazione software ed hardware è standard: nessuna ram aggiuntiva e nessun software oltre quello di sistema. Dallo sfondo di scrivania si capisce immediatamente che il computer è stato configurato dalla casa editrice che ha curato la realizzazione del CD-Rom.
Mi si forma un po' di gente attorno ed allora decido di far ripartire il CD-Rom e di lasciar il posto, quando un ragazzo, forse scambiandomi per un addetto della mostra mi chiede informazioni sul CD-Rom ma soprattutto sul modello di computer, di cui aveva solamente sentito parlare ma che riteneva difficile, abituato a Windows 95: per tutta risposta gli faccio notare come un altro ragazzino si fosse imposessato dell'iMac e ci giocasse senza troppi indugi ed in tutta tranquillità.

Nel frattempo, con molta indifferenza, di tanto in tanto estraggo la fedele QuickTake 200 per scattare delle vietatissime immagini (ero già stato "ramanzinato" da un usciere che mi aveva sorpreso a fotografare un reperto, facendomi notare quanto fosse proibito), e quando decido di averne scattate a sufficienza e che potrebbe essere il caso di andarsene scopro un iMac terribilmente bombato, con la gente attorno sconcertata ed impotente. Con fare tranquillo mi avvicino, e dato che non avevo graffette a portata di mano per il restart allungo la mano sul retro e stacco/riattacco il cavo di alimentazione: un ragazzino osserva inorridito dicendo "Windows avrà sicuramente dei problemi", con tanto di padre che annuiva.
Con un beato sorriso sulle labbra gli ho fatto cenno di attendere fiducioso il riavvio dell'iMac e quindi del CD-Rom, ma che non si aspetasse di vedere Windows, anzi, che da "queste" parti era considerato peggio di un virus.
Altra chiacchierata di evangelizzazione, specie con il padre del ragazzino che voleva meglio chiarire il concetto "Windows uguale Virus", e poco dopo, mentre la mia metà mi aveva raggiunto e stavamo per andarcene sul serio, eccoti un'altra bomba di sistema: ormai c'avevo fatto il callo, e senza indugiare ho resettato il Mac con lo stesso sistema di prima.

Durante il tempo trascorso nella zona Apple, si sono alternate alcune addette alla mostra, e ad un paio ho chiesto con molta faccia tosta che tipo di computer fossero: una mi ha risposto ammettendo una totale ignoranza, le avevano solo insegnato come accenderlo o riavviarlo in caso di blocco, mentre la seconda, pur ammettendo anche lei di non essere molto preparata, riescie ad articolarmi qualche caratteristica solo per il fatto di aver deciso di comprarsene uno non appena finita la mostra...
Ad entrambe ho fatto notare che ad uno degli iMac mancava il mouse, ma qualche amante dei souvenir originali se l'era "soffiato" qualche ora prima e attendevano un ricambio, difficile da avere di domenica e pure di Pasqua. Ma il Mac, hanno detto entrambe meravigliate, funziona "stranamente" anche senza...

Esco da Palazzo Grassi contento: ho passato una bella giornata e mi stavo apprestando ad una allettante cena veneziana in dolce compagnia, ho visitato una bella mostra ed ho pure fatto del sano Mac-evangelismo.

05-04-99 © Roberto Rota - Bologna


- 06/04/99