Il punto sul fenomeno della pirateria.
di
Daniele Volpi

L'annuale rapporto della IPR (International Planning Research) parla chiaro:
la pirateria del software rimane una vera e propria piaga nel mercato mondiale dell'informatica. Forse non riesce a "fare notizia", messa in secondo piano da problematiche diverse e capaci di conquistare ogni giorno l'attenzione del pubblico (la recrudescenza dei virus informatici che sfrutta i programmi mal realizzati dal produttore di software per eccellenza e la cecità di un sistema giudiziario come quello americano che, drogato di dollari e potere, non riesce a sbatter il maggior produttore di Sistemi operativi del mondo in una cella e sbattere via la chiave... e non per pratiche monopolistiche, ma per crimini contro l'umanità!), eppure sempre minacciosamente presente nella vita economica di ogni paese.
Il nostro paese, come al solito, fa la propria parte in un Europa che si dimostra quasi rinsavita, che tenta un lento recupero. Il nostro paese riesce ancora ad utilizzare un 44% di software copiato, secondo soltanto alla Grecia, che detiene il poco edificante record del 71%,. In tutto il mondo si stimano perdite per una cifra impressionante: ben 12,2 miliardi di dollari, che salgono a 59 se si considerano le perdite stimate negli ultimi 5 anni. Cifre veramente da capogiro. E cifre piuttosto imprecise, secondo quanto hanno dichiarato la SIIA (Software and Information Industry Association) e la BSA (Business Software Alliance), le due organizzazioni che hanno commissionato alla IPR questa indagine; sembra, infatti, che siano stati esaminati soltanto i prodotti utilizzati all'interno della grandi azienda, mentre non si è considerato il materiale copiato all'interno delle piccole attività ed a livello casalingo. Se visto in quest'ottica il problema vede Nordamerica, Asia ed Europa sommare insieme più dell'80% delle perdite registrate. E se Italia e Grecia, sul vecchio continente, hanno dimostrato di essere tra le nazioni più colpite dal problema, non dobbiamo dimenticare anche il peso di altri paesi come la Francia, dove il 40% dei programmi usati dalle aziende sono illegalmente copiati, oppure Germania ed Inghilterra, che si attestano ad un livello vicino al 27%. Lo studio della IPR ha considerato 82 paesi suddivisi in sei grande zone geografiche, dove troviamo l'Est Europeo attestarsi al 70%, Africa e Medio Oriente al 60%, America Latina al 58%, Asia al 47% e Stati Uniti/Canada al 25%.
Sorprendente lo scoprire che la pirateria a livello mondiale sia passata dal 49% del 1994 al 36% del 1999.
Siamo in presenza comunque dalla cima di un iceberg difficilmente valutabile. Proviamo a pensare alla diffusione della pirateria on-line per renderci conto della diffusione del problema, della sua difficoltà di gestione, dei problemi anche profondi che rappresenterebbe il tentativo di una sua risoluzione. Se, da una parte, manca una prese di coscienza da parte dei produttori che non traggono il giusto vantaggio dalle reali possibilità di tutelare il proprio lavoro, dall'altra manca una cultura nelle aziende che utilizzano il software che le spinga a rifiutare il materiale copiato. Siamo in presenza di realtà che troppo spesso utilizzano i programmi copiati in maniera conscia e che si decidono a regolarizzare la loro posizione soltanto se colti in fallo. La soluzione che viene prospettata dalle stessa SIIA e BSA potrebbe essere quella dei "Certificati Digitali" da integrare all'interno dei software, e capaci di sbloccare il programma soltanto dopo che sia avvenuta la corretta registrazione.
Purtroppo l'utilizzo di sistemi come questi prevede un ulteriore sforzo da parte dei produttori, non impossibile, ma che richiederebbe un notevole cambiamento di rotta nel modo di pensare la gestione del proprio lavoro.
Se soltanto un leader del mercato come la Microsoft (orrore e raccapriccio!) decidesse di aprire la via al nuovo corso... purtroppo la casa di Redmond ha deciso di lasciare la stessa SIIA all'inizio dell'anno, giusto quando l'associazione aveva deciso di assumere una posizione contraria alla Microsoft nella causa che la vedeva opporsi al DoJ statunitense... Che la Microsoft avesse poi altri motivi, legati ad alcune scelte poco felici implementate nel proprio sistema operativo e nei propri applicativi, per non volere aderire alle soluzioni proposte da SIIA/BSA.
A forza di incocciare con la casa di Redmond siamo diventati naturalmente diffidenti...
Che ne dici?

 

 

Se vuoi contribuire alla discussione, scrivi a "Pirateria? Feedback"!