Tutto quello che avreste voluto sapere "adesso" .. fra un paio di anni. (e non aspettatevi una faccenda telegrafica.. dovete morire per leggerlo tutto..)
Il primo documento fotografico della storia dell’Umanità, è stato scattato il 3 settembre 1824 da Joseph Nicéphore Niepce su una lastra ricoperta di pece che presto andò perduta. ( la vera prima foto, intesa come documento stabile ed ancora conservato, è del 1826). Il 21 luglio 2002, cioè 175 anni, dieci mesi e 13 giorni dopo, è avvenuto il fortunato incontro di una Canon Digitale Power Shot S40 di un amico ed del mio Power Book G3 500. Certamente questo evento non sarà ricordato, ne il mio nome risulterà mai in qualsivoglia cronaca, ma quell’incontro ha determinato l’abbandono definitivo della mia gloriosa Nikon F50 e dei suoi scomodi rollini. Non sarò stato il primo uomo ad aver realizzato questo storico passaggio, ma certamente sono tra i pochissimi "amatori" ad aver compreso che la foto tradizionale sarà presto un oggetto simile ai 33 giri in vinile. L’ annuncio dell’evento ai miei amici “fotografi” ha provocato ilarità e affetto per l’amico scemo, ma è nell’ordine delle cose. Quando leggi sul giornale che le tue azioni sono crollate è troppo tardi … e c’è sempre un tizio “scemo” che le ha vendute prima. A proposito, se avessi partecipazioni azionarie di “quella” famosa compagnia fotografica o di qualche società mineraria di derivati dell’argento me ne sbarazzerei al più presto. Vediamo il perché di questa certezza. Le fotografie sono un documento e come ogni altro documento dovrebbe essere archiviato e disponibile secondo necessità. Ma è una pia illusione, se provate a chiedere a chiunque, persino ad un professionista, una foto di cui sappiamo l’esistenza, lo mettete nel panico. Io stesso, patito ed ordinato (solo in fotografia), trovo mille scuse prima di tirare giù i pesanti contenitori da 500 delle mie 15.000 diapositive. Indi, virtualmente, la foto tradizionale è un documento a perdere. Poi ci mettiamo la macchinetta. Corpo macchina, 3 obbiettivi, paraluce, protezioni, almeno 10 rollini in borsa per un ingombro minimo di 30x20x15 cm da portare in spalla per giorni con i suoi due kg e mezzo. Poi bisogna comprare i rollini in posti fidati, conservarli con attenzione, inserirli e toglierli con ancora più attenzione, portali a sviluppare, ritornare, incazzarsi perché gli acidi erano vecchi o sporchi, passare ore ad infilare le diap nel giusto verso nei cestelli, organizzare una cena per proiettarle, incazzarsi un’altra volta perché l’autofocus non funziona e finalmente non tirarle più fuori a vita. Il tutto per una spesa che varia ogni botta dai 100 ai 300 euro con un “scarto” di almeno il 30 per cento. Dulcis in fundo, ti aspetta il solito malvagio agguato di un nugolo di amici e parenti che chiedono qualche maledetta copia “perché il pupo è venuto benissimo” o per un “ricordo” della vacanza. Ma io sono un professionista che ha a che fare con committenti cretini che hanno orrore di qualsiasi trasformazione di tecnologia? ( Vedi la diffusione del System X nella grafica…) No, non lo sono ed allora se Dio vuole tutto questo incubo è finito… Prima di approfondirci nella parte tecnica, chiariamo qualche concetto: quello che rende questo oggetto tanto innovativo è la strettissima integrazione con il computer in genere e con il portatile in particolare. Tanto è vero che viene fornito di ben 2 dischetti (Mac e Pc) e da altrettanti manuali in italiano, uno per la macchina ed uno per il software. Voglio essere ancora più preciso, dato che questa sarà la vera molla che farà scattare l’immane conversione: non si tratta del tipo supporto che è impressionato al momento dello scatto, ma soprattutto di quale supporto sarà usato per mostrare il risultato di quello scatto. Insomma, la capacità di un monitor di ricreare l’autentica luce ed i colori nell’istante di chiusura dell’otturatore è più paragonabile ad una diapositiva che ad una foto con supporto cartaceo, tanto che una banale immagine mostrata con la seconda, diventa un capolavoro con la prima. Mbe .. allora direte voi: “sei un illuso perchè è improbabile che una tecnologia ancora cosi ostica, come quella dei computer, possa espandersi cosi in fretta da incidere profondamente sul mercato fotografico!!”. Ma quanto tempo passerà prima che le grandi case metteranno in commercio milioni di micro scatolotti TV compatibili, a pochi centesimi ed a prova di scemo, per l’archiviazione di foto digitali, visto che anche nelle capanne di fango del Burundi c’è una televisione? Tra l’altro, la Power Shot nel suoi interno ha già un software per il trattamento delle immagini e la presentazione delle foto contenute nella scheda con uno stupidissimo cavetto scart . Su questo argomento i miei “amici” sono chiaramente fuorviati da luoghi comuni, tipo “qualità corrispondente” e “pesantezza’ dei file. Allora ho scattato una serie di foto a bassissima risoluzione nelle peggiori condizioni possibili (luce ambiente artificiale, punto bianco automatico, mano libera senza inquadrare e panoramica senza cavalletto e senza aiuto del software) , come se fossi mia zia ottantenne che non ha mai preso una macchinetta in mano. Poi ho staccato la FlashCard e l’ho portata da un service dotato di Stampante Digitale Chimica (che loro chiamano “umida”,) senza un filo di raccomandazioni. Accetto sfide da chiunque voglia cimentarsi nel riconoscere queste foto tra le altre tradizionali. L'unica limitazione è stata la stampa delle panoramica in tre sezioni visto che per ora le SDC stampano al massimo 10x30. Ma i miei “amici” sono fissati, il fatto che queste foto sono assolutamente identiche alle miliardi che vengono trattate ogni giorno nel mondo li lascia indifferenti, loro vogliono il massimo della qualità. Il formato universale di alta qualità nel digitale è il Tiff. Per avere un’idea, una delle foto che ho stampato da 18x12 cm e 67 kb diventerebbe 61x81 cm e 12 mega, che comincia ad essere una cosa seria da immagazzinare. Ma attenzione, la Canon registra nelle FlashCard con il formato RAW, che occupa 2,2 mega, cioè 5,5 volte di meno. Il formato RAW è una compressione non distruttiva, che l’ImageBrowser converte velocemente in Tiff senza la perdita di un solo pixel di informazione. Bene, dentro la Card da 128 entrano 43 foto RAW.. e non mi si dica che sono poche, li voglio proprio vedere tutti questi artisti dell’alta definizione!! Ma tuffiamoci nella pratica dell’esperienza. La Canon Power Shot S40 è una palmare dal peso specifico notevole ma entra comodamente nella mano, in una qualsiasi tasca o appesa alla cintola. Una volta superato l’impasse psicologico di girare con qualcosa che assomiglia dannatamente alle compatte delle varie famiglie Brown in vacanza, non fai altro che ringraziare mentalmente il signor Canon di aver messo in quel piccolo mattoncino (112x29x45 mm) tanta genialità e tecnologia. Nelle prime ventiquattro ore che hai in mano l’oggetto capisci immediatamente tre cose: 1.tPuoi finalmente scattare a volontà, sopratutto quelle famose foto “lasciamo perdere che tanto ne ho un kg” e che invece poi ti penti perché rimane sempre il dubbio che sarebbe stata la foto del secolo. 2.tSedici mega della Flash Card sono ridicoli ed aspetti con ansia le 9 della mattina successiva per spararti almeno una 128. 3.tCome intimamente sospettavi la batteria è calibrata per 16 mega ed a 128 ti lascia a metà, indi ne occorre un’altra.
Va riferito che la Canon ha saggiamente scelto la via del “caricabatteria separato” proprio per questo motivo. Per la capacità di memoria invece è doveroso osservare che sebbene i 128 M sono decisamente alla portata di tutte le tasche ( 99 euro) la scheda da un Giga costa come un cappottino di visone. Sappiate comunque che su quella scheda, a velocità Fire Wire, possono essere stivate 11.112 foto a bassa risoluzione o 345 ad altissima risoluzione (formato RAW/Tiff) o 136 spezzoni da 30 secondi di filmato a 320 X 240, 15 fotogrammi al secondo, formato AVI. (Si.. perché fa anche i filmati…) L’altra grande rivoluzione è quella di fissare immagini magnifiche con uno sputo di luce. Gli innumerevoli esperimenti che faccio nel mio studio sono effettuati con le solite tre dicroiche per un totale di 90 W, e mi sono venute mosse solo quando mangiavo un mela con la sinistra. In verità la Canon ha predisposto la possibilità di scattare simulando ISO 50, 150, 200 e 400, ma “l’intelligenza artificiale” che presiede alla scelta della sensibilità a passi di uno fra ISO 50 e 150, velocità otturatore, diaframma, intensità eventuale del flash e autofocus è cosi infallibile che difficilmente si abbandona il modo “Automatico”. Non starò a dirvi della quantità impressionante di menù disponibili sul piccolo LCD a colori, su pulsanti e ghiere posizionati esattamente dove dovrebbero essere, su tutte le sofisticherie fotografiche degne di camere tradizionali ancora inarrivabili, sulla possibilità di un breve commento in voce allegato ad ogni foto, dell’ovvia opzione di cancellare al volo le pose sbagliate, ma vi dirò quello che è stato l’asso nella manica di questa storica estate e di tutte le altre occasioni che verranno. Sono stato in vacanza in due diversi posti con due diversi gruppi di amici. In ogni occasione ho eseguito 200 scatti al giorno (!!), in risoluzione e compressione JPG media (1600x1200). La sera, prima di cena, collegavo la Canon con la porta USB del mio Power Book ottenendo la pronta risposta dell’Iphoto (senza alcuna istallazione di drive). Il prezioso programma, dopo avermi chiesto diligentemente se volevo cancellarne il contenuto della scheda dopo il download, scaricava il tutto in 90 secondi. Con un rapido trascinamento riempivo le cartelle predisposte per famiglia e per giornata, sceglievo una musica dal mio sconfinato repertorio Mp3 e l’abbinavo alla presentazione. Dopo cena, corroborati da caffè e liquori, partiva la proiezione che era attesa come il most della giornata (cioè letteralmente cancellata ogni voglia di “filmetto”). Non è assolutamente paragonabile l’impatto emotivo di una serie di belle foto che scorrono con opportune dissolvenze e con sottofondo di musica, alla noiosa e scontata replica di un movie dalla qualità fatalmente imbarazzante. Alla fine di ogni periodo, in una mezz’oretta, ho “cotto” altrettanti CD per quante erano le famiglie, con all’interno una presentazione (sia in formato web che formato Quick Time Movie e musica), di tutte le foto della vacanza, delle foto esclusive della famiglia, più tutti gli originali. Spesa complessiva 2 euro, con il consiglio a chi non possedesse un computer di recarsi al più vicino Service Fotografico (ormai quasi tutti provvisti di lettori multimediali) e di farsi stampare le foto più interessanti. (Solo per questo vale ogni euro speso…) Se avessi voluto fare tutto questo con la F50 avrei dovuto spendere 800 euro fra rollini, sviluppo e regali, ma siccome mi sarei guardato bene da spararmi 5 rollini al giorno, diciamo che mi sarei fermato a metà. Ma è sempre un bel risultato, visto che in due sole occasioni ho ammortizzato la metà dell’investimento. Ma non è finita, perché la parte migliore viene adesso. Dovete sapere che all’interno della macchina c’è un software che aiuta a “comporre” immagini panoramiche in lunghezza, altezza o nel formato due per due. Ma che vuol dire esattamente? Vuol dire qualcosa di totalmente sconosciuto nella fotografia tradizionale se non a prezzo di costose e lunghe elaborazioni. Premettendo che l’uso di un trepiedi con testa rotante ( Reporter 1200 GR leggero e con bolla, 45 euro) e di un po’ di “mano” rende l’operazione più veloce e pratica, in uno dei dischetti a corredo c’è un software che si chiama PhotoStitch in grado di catturare le immagini in sequenza e ricomporle come se fossero state scattate da un obbiettivo rotante ma con un vantaggio micidiale. La classica foto panoramica, veniva impressa su un normale fotogramma 24x35 da un obbiettivo rotante, mentre il Photo Stich utilizza una sequenza di 24X35 virtuali che può arrivare fino a 29 sezioni. ( in verità la sovrimpressione di due scatti contigui “mangia” il 30 per cento di ogni fotogramma). In soldini spicci vuol dire che la foto che ne scaturisce è come se fosse stata impressa su un fotogramma lungo 800 mm per 24, oppure 486 mm per 35 ( se le riprese sono verticali). Il risultato è una qualità risolutiva impressionante!! Per di più, fra le opzioni di salvataggio di Photo Stich c’è il formato Quick Time VR che produce i famosi 360° con effetti visivi spettacolari. Riprendendo ( in formato Tiff) la hall dell’albergo a luce ambiente con questo sistema, sono riuscito ad “avvicinare” il menu del giorno che era posto a 10 metri dal punto di ripresa e leggerne perfettamente il contenuto come fosse a 30 cm dagli occhi. Queste capacità annullano quelli che dovrebbero essere i limiti della macchina, cioè un “corto” zoom da 35 / 105. In effetti i 4,1 milioni di pixel del sensore CCD consentono di “tirare” particolari ben oltre la limitazione ottica e la composizione dell’immagine a “matrice” 2 per 2 sostituisce egregiamente il più costoso dei 21 mm. Un’altra chicca è il modo come vengono salvate le immagini, in sequenza continua dalla primissima all’ultima (modo software Canon) o secondo un codice temporale ( Mac Iphoto ); comunque in ambedue i metodi, allegate ad ogni immagine, sono presenti un numero addirittura ridicolo di informazioni, dall’autore alla velocità di scatto passando per la focale ed il tipo di macchina ; ho contato almeno 26 voci. Si vabbè, ma se uno vuole proprio un po’ di foto di solido cartoncino per la nonna e non vuol saperne di computer, TV o service? La Canon, che non dorme e che conosce perfettamente la resistenza della massa a migrare verso nuove e più efficienti abitudini, ha predisposto un software interno alla macchina per una semplice gestione di stampanti Canon dedicate, pressoché perfetto. L’integrazione - Powershot - Mac - System X - I Photo - è semplicemente spettacolare, bisogna essere all’ultimo stadio del Parkinson per avere qualche piccolo problema, sia nell’interfaccia che in tutte le fasi dell’acquisizione, archiviazione, organizzazione ecc. Non vale neanche la pena di soffermarsi per quanto sono ovvie le procedure. Una faccenda differente riguarda invece il software Canon, la cui interfaccia è identica nelle due versioni, indi è Windows friendly (si fa per dire ..). Bisogna convenire però, che una volta superate le difficoltà psicologiche dell’istinto alla “confuzione” Windows, ci si trova fra le dita uno strumento potentissimo in italiano, scioltissimo ed efficiente in ambiente 9.XX ( ne esiste in rete, http://www.powershot.com, una versione carbonizzata in inglese). Fra le chicche va citato un tipo di presentazione delle foto dell’ImageBrowser che si chiama TimeTunnel e che assolutamente non va perso, un vero spettacolo. Ma il giochino più interessante è il Remote Capture. Esso, tramite il solito cavetto, sostituisce ed integra tutti i comandi della Macchina, compresa la rotazione in verticale! In pratica consente di controllare sul monitor in tempo reale, prima dello scatto, come sarà la foto e regolarne i parametri di conseguenza. Uno strumento potentissimo per le foto in studio. Inoltre è possibile comandare una cadenza di scatti in automatico praticamente infinita, dato che le immagini vengono scaricate sull’hard disk. Sul mio, alla risoluzione minima, ne sarebbero entrate 240.500!! Vale la pena di ricordare che la FlashCard contenuta nella macchina si può “montare” sulla Scrivania, come un qualsiasi volume, da cui è possibile prelevare i file delle foto. L’operazione inversa è consentita invece con l’ImageBrowser. Arrivati alla fine mi corre però l’obbligo di chiarire un concetto fondamentale. La tecnologia Digitale, che consente opportunità fino adesso sconosciute ai fotografi della Domenica come me, non potrà mai donare quello che si chiama “l’occhio fotografico”, cioè quella particolare abilità che si acquista con la passione ed il tempo e che permette di percepire esattamente quelle luci, colori e forme che si trasformeranno in una immagine unica ed irripetibile. Chi ancora non possiede questa capacità è come se avesse in mano una normale usa e getta. Proprio per questi poverini, la Canon ed altre case, hanno previsto camere digitali “similreflex” dall’imponente aspetto professionale, dal costo quasi doppio, ma dalle caratteristiche inferiori. Ricordate la famosa “piccola” Leika che ha dato da vivere a decine di grandi fotografi? D’altro canto è nota la statistica che dice che il 90 per cento di tutte le Reflex commercializzate sono rimaste con un solo obiettivo a corredo; come se milioni di persone avessero comprato una macchina con motore a 12 cilindri e ne avessero utilizzati sempre 4. Arrivederci nel prossimo millennio della fotografia. PS. Per le stampe da supporti digitali rivolgersi a Roma da Color Service Piazza dei Re di Roma 33