Art•lantis Render 4
Piccola recensione su questo programma

Cos'è
Art•lantis Render è sicuramente il complemento ottimale per chi utilizza ArchiCAD o VectorWorks, e necessita di rendering fotorealistici e animazioni tridimensionali renderizzate: completo di controllo di rifrazione, riflessione,riflettenza,illuminazione (creazione e gestione),ombre portate e sfumate,bump (tramite l ’uso di più texture e del controllo trasparenza),antialiasing,texture procedurali,ecc.,il tutto accessibile tramite un linguaggio grafico,semplice ed intuitivo.
Chi conosce i tradizionali programmi di rendering sa che il maggior impegno dell ’operatore sta nel verificare i rapporti di tinte, l ’efficacia dei materiali e delle luci,spesso perdendo tantissimo tempo.
Con Art •lantis 4 non è così: è possibile realizzare rendering immediati dedicandosi così al perfezionamento e alla sperimentazione di soluzioni stilistiche più idonee.
La finestra di anteprima (della dimensione max di 640x480 pixel) permette di vedere in tempo reale le modifiche apportate ai materiali,alle luci,a tutta la scena.
Un salto di qualità è stato nettamente fatto tra la versione 3.5 e la 4.0,con l ’aggiunta di nuovi e
potenti comandi di gestione luci,texture e altro.


Le novità
Le novità più importanti di questa release sono:
• la finestra di preview si allarga fino a 640x480 pixel;;
• aumenta la velocità di rendering (diminuendo nettamente i tempi di attesa);
• possibilità di creare QuickTimeObject;
• possibilità di scelta tra ombre sfumate e nette (ombre sfumate solo sugli spot);
• illuminazione molto simile al Radiosity con il “Global Illumination ”;
• gestione delle luci migliorata con l ’introduzione di nuovi comandi;
•inserita la “profondità di campo” nel render,ovvero la possibilità di mettere a fuoco un oggetto
rispetto al resto della scena. (FIG.1 e 2).


FIG. 1 e 2
Esempi di rendering con profondità di campo.


Global illumination al lavoro
Per provare le potenzialità del programma in ambito “Global illumination” (la novità più importante
introdotta in questa versione), abbiamo creato una piccola scena “classica”: la realizzazione di uno
spazio dentro una “scatola” con pavimento e soffitto bianchi, pareti laterali blu (a sinistra) e rossa (a destra), un ’apertura frontale e una in alto da cui proverrà la fonte di luce (tale scena è anche detta box di Cornell). (FIG.3)

FIG.3
Altro esempio di “Global illumination" in una scena semplice,detta box di Cornell.
In questo caso possiamo osservare una spot bianca illuminare, attraverso la fessura in alto, due palline: una trasparente e una rossa.
Quest ’ultima irradia parte della luce ricevuta sulla parete bianca del box, andandola a “sporcare” di rosso.
Questo, in sintesi, per dimostrare che il Global illumination di Artlantis 4 non è un Radiosity ma gli si avvicina molto.

Fondamentale lasciare la luce ambiente spenta: a 0 (zero).
Si noti il “riverbero” del colore rosso della sfera più piccola sugli angoli in alto della stanza: in sostanza il risultato è paragonabile all ’effetto ottenuto con il radiosity e di conseguenza con la realtà.

FIG.4
Rendering di una stanza illuminata da una singola sorgente posizionata
all ’esterno di essa e renderizzata senza l ’attivazione del “Global illumination ”ma con l ’utilizzo del “Ray tracing ” (il motore di rendering presente fino alla versione 3.5 di Artlantis).
Notare come tutto risulti buio tranne la zona direttamente colpita dalla luce;si renderebbe quindi necessario posizionare delle sorgenti luminose ausiliarie per illuminare l ’interno della stanza.

L ’altra prova effettuata è stata quella di creare una stanza parallelepipeda con una sfera di lato e un ’apertura da cui proviene un'unica luce esterna a spot, lasciando ancora spenta la luce ambiente
(-98).
Questa scena è stata renderizzata, una prima volta, in Ray tracing (FIG.4), disattivando cioè il “Global Illumination", e una seconda, attivandolo (FIG.5).

FIG.5
La stessa scena dopo l ’attivazione del “Global illumination” e senza l’aggiunta di alcuna ulteriore sorgente luminosa.
Ora la zona colpita direttamente dalla luce irradia a sua volta luce,illuminando la sfera e il resto della stanza.
I tempi di calcolo sono aumentati di pochissimo.

La conclusione è ovvia: con il vecchio algoritmo di calcolo non era sufficiente una sola sorgente luminosa ad illuminare una stanza, cosa che invece accade nella realtà.
Alla figura 3 l ’unica critica, a mio avviso,che può essere mossa è l ’assenza di una lievissima ombra alla base della sfera. Ma a questo si può semplicemente ovviare piazzando un piccolo spot ravvicinato dall ’alto in basso, oppure con un rapido ritocco in Photoshop.

Impostazione del lavoro
Art•lantis render, come abbiamo già detto, è un programma di render fotorealistico, perciò il modello 3D deve essere realizzato usando il programma CAD a noi più congeniale.
Archicad e Minicad/VectorWorks ci sembrano quelli più adatti.
Detto ciò, possiamo tranquillamente affermare che dentro Art •lantis il lavoro si realizza in due fasi: la prima comporta lo studio della scena tridimensionale da un punto di vista volumetrico.
Cioè disponiamo nel modo desiderato gli oggetti che compongono la nostra scena, posizioniamo le luci che la illumineranno decidendone anche il colore e le caratteristiche di falloff (spazio e modalità entro le quali la luce perde di intensità); infine posizioniamo l ’osservatore e inquadriamo la parte di scena che apparirà nell ’immagine.
Possiamo poi attribuire un materiale a ciascun oggetto della scena sciegliendolo da una tabella di 255 definizioni (che possiamo costruire a nostro piacimento).
Questa prima fase è eseguibile all ’interno del nostro programma CAD abituale.
La seconda fase è quella dell ’assegnazione della corrispondenza tra materiali attribuiti al modello e gli shaders (textures procedurali) interni ad Art •lantis e la definizione degli effetti fotorealistici dell'immagine.
La scelta delle textures procedurali avviene tramite un browser che presenta in una finestra ogni famiglia di materiale (marmo, legno, vetro, tessuto, ecc.): è sufficiente far scorrere il menu per visualizzare tutti i materiali di quella famiglia. Un semplice click, con trascinamento del materiale preso dal browser sull ’oggetto nella scena 3D (drag and drop), e ’sufficiente per applicare il materiale e visualizzarne l ’effetto in tempo reale.
Le regolazioni alle caratteristiche del materiale si effettuano attraverso una finestra di dialogo dove cursori, bottoni,grafici e finestre pilotano la grande quantità di parametri in modo veramente intuitivo liberando l ’utente, una volta per tutte, dal settaggio di innumerevoli coefficienti presenti nei tradizionali programmi di renderizzazione.

FIG.6
Un interno realizzato con ArchiCAD 6.5 e renderizzato con Artlantis 4.0.

Questo approccio permette un controllo totale sui materiali, aprendo un campo infinito di variazioni immediatamente visualizzate: da notare che in Art •lantis Render si utilizzano sia materiali procedurali (shaders) che textures di superficie (queste ultime importabili tramite i formati classici: jpg,pict, tga) una per volta o contemporaneamente andandole a mischiare.
Grazie a questa possiblità di poter applicare più texture contemporaneamente su un ’unica superficie, è possibile dare l ’effeto bump ai materiali.
Così la creazione di un’immagine diventa straordinariamente semplice, in quanto tutte le modifiche apportate ad un materiale si ripropongono sullo schermo in pochi secondi, evitando l ’inconveniente di avere cattive sorprese dopo ore di calcolo dell ’immagine finale.
Art •lantis Render effettua il calcolo vero e proprio del rendering, una volta che tutte le regolazioni sono state effettuate.
Questo motore di calcolo permette la realizzazione dell ’immagine nella dimensione voluta (in numero
di pixel) e la definizione dei parametri del Global illumination (numero di rifrazioni e riflessioni).
Il render finale può essere salvato su disco in background oppure in batch.
Questa ultima possibilità permette di calcolare più immagini di seguito, senza interruzioni, delle viste precedentemente impostate.
Personalmente lo consiglio a tutti gli utenti che necessitano di una immediata e fotorealistica rappresentazione del proprio progetto, elaborato o modello, in qualsiasi ambito di applicazione.

Artlantis e ArchiCAD: un ottimo binomio
Dal momento che sono utente ArchiCAD, forse è bene che mi soffermi un attimo (per chi non ne fosse a conoscenza) sulla compatibilità dell ’import/export tra questi due programmi.
L ’esportazione verso Art •lantis avviene grazie ad un add-on (presente dentro il programma ArchiCAD) che permette di conservare nel documento le caratteristiche dei colori, i materiali degli oggetti 3D, la posizione e il tipo di luce, il punto di vista prospettico, ecc...Basta lanciare una vista prospettica (anche a fil di ferro) da Archicad e dal menu “Archivio” richiamare il comando “Salva col
nome …”, scegliendo il formato “Art •lantis Render”.
Tutto questo fa sì che il dialogo fra i due programmi sia eccellente e, cosa ancora più importante:
che tutti i settaggi, fatti precedentemente in Archicad, non vadano persi.
Giunti, dunque, dentro Art •lantis, è possibile modificare le sorgenti luminose o aggiungerne di nuove, tenendo presente che il programma gestisce solo questi tipi di luci:
• sole
• luce diffusa (irradiante)
• spot (nel quale si può scegliere tra ombre nette o sfumate)
Insomma, è possibile apportare tutte le modifiche del caso, con una eccezione:per quanto riguarda la modifica di un elemento 3D (anche soltanto lo spostamento di una sedia) non può essere fatto in Art •lantis, ma occorre tornare dentro ArchiCAD.
Questo è uno dei pochi inconvenienti di questo programma.
Comunque è da tener presente che il lavoro non va mai perso: anche nel caso di ripensamenti sulla disposizione degli oggetti nel progetto o di una determinata forma, con la necessità di tornare in ArchiCAD per apportare le modifiche, il lavoro fatto fin lì viene conservato: è possibile, infatti, salvare i settaggi realizzati in Art •lantis e reimportare il file modificato utilizzando il comando “Open with reference” dal “Menu File” di Art •lantis Render (comando che esisteva già dalla versione 3.5).
Nelle figure 7 e 8 sono riportati due rendering realizzati esclusivamente con ArchiCAD 6.5 e
Art •lantis 4.0.




Roberta Cecchi
si ringrazia per la collaborazione lo Studio Pianozeta